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  • Writer's pictureGiulia M.

La voce delle onde, il delicato libro giapponese di Mishima


Senza mai tacere, ora incollerita ora implacabile, la voce delle onde ci accompagna durante tutta la lettura di questo romanzo. Ma non si tratta di un racconto di avventure di mare, bensì di una storia d’amore che sulle rive del mare nasce e cresce fino a toccare apici di spontaneità e semplicità ormai sconosciute al nostro mondo così complicato.

Appena arrivata a Piombino, durante la nostra settimana di smart working di cui vi ho raccontato in questo post, mi sono immediatamente resa conto di aver dimenticato di portare un libro da leggere.

Così ho subito iniziato a frugare in casa e, tra varie riviste e romanzi rosa, mi sono imbattuta in questa edizione del 1977 de La voce delle onde, di Yukio Mishima e, senza aspettare nemmeno un minuto, mi sono catapultata nella lettura.


Sulla copertina si legge la scritta "Una poetica leggenda d'amore del più grande scrittore giapponese contemporaneo" e, seppur ritenga la seconda parte della frase non più molto attuale - il libro è stato stampato quando Murakami non aveva ancora pubblicato i suoi romanzi più famosi - mi trovo molto d'accordo con la descrizione della storia d'amore narrata, descritta come una poetica leggenda.


Il libro, infatti, narra in modo delicato e poetico di una storia d'amore pura, ambientata in un villaggio di pescatori nell'isola giapponese di Uta-jima. Un posto sperduto nell'oceano Pacifico, in cui vivono marinai, pescatrici di perle, insomma gente semplice con ideali semplici. In questo contesto, in cui il mare e le onde fanno da sfondo costante, Mishima racconta le vicende di due ragazzi, Hatsue - una pescatrice di perle dalla rara bellezza e dalle braccia forti, figlia di uno degli uomini più benestanti dell'isola - e Shinji - un pescatore di ben più modesta famiglia.


C'è un passo in particolare all'interno del libro che ha catturato la mia attenzione per la sua delicatezza e che voglio riportarvi:

Shinji si chiese se stesse sognando. C’era una ragazza nuda a capo chino, e teneva una camicia bianca ad asciugare sul fuoco. In quella posa, con la camicia tenuta accostata alla fiamma, esponeva tutta la parte superiore del corpo. Quando fu certo che non stava sognando, Shinji pensò che con un po’ d’astuzia e fingendo di dormire ancora, avrebbe potuto contemplarla ad occhi socchiusi. Tuttavia il corpo di lei era troppo bello, per poterlo guardare senza compiere alcun movimento.

Era usanza delle pescatrici di perle asciugarsi gli abiti al cospetto del fuoco, una volta finito il loro turno di pesca. In questo contesto, Mishima è ingrado di descrivere un episodio così intimo con una delicatezza e una ingenuità tipiche della scrittura giapponese contemporanea. Stessa ingenuità che ho trovato in Norwegian Woods, uno dei romanzi più belli di Murakami.



Bensì La voce delle onde non abbia una trama particolarmente complessa o accattivante, lo scrittore riesce a raccontare la storia dei due giovani, dallo sbocciare dell'amore alle travagliate vicende che ne impediscono il decorso, in modo assolutamente sublime, con una scrittura leggera ma ricca di descrizioni minuziose ed eleganti, che ci catapultano all'interno dei paesaggi marini dell'isola.


Un romanzo davvero piacevole e scorrevole, che consiglio a chiunque voglia approcciarsi alla narrativa giapponese (semi) contemporanea e che voglia conoscerne un lato un po' meno usuale e più intimo.


Xx


Giulia


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