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  • Immagine del redattoreGiulia M.

wit#1 | Imparare ad amare se stessi: la mia esperienza (più qualche consiglio)



Con questo post mi piacerebbe dare il via a wit - acronimo di what I think - una rubrica su temi, lasciatemi dire, più delicati. Non è facile affrontare discorsi così personali, spero dunque che tale condivisione possa essere d'aiuto a qualcuno.

Come avrete capito, queste digressioni saranno (almeno per ora) in italiano. Questo poiché credo che il discorso che sto per affrontare sia molto delicato e, dunque, ho bisogno di esprimermi nella maniera più efficace in ogni sfumatura delle prossime righe.

 

Tutto è iniziato circa due anni fa, poco dopo il mio trasferimento da Bologna a Milano. In quel periodo vivevo da sola in un bilocale fuori dal centro e passavo tanto tempo in compagnia dei miei pensieri.

Il cambio di lavoro, di città e di amicizie, nonostante io fossi abituata a trasferimenti vari, hanno rappresentato per me un passaggio complesso - ma di questo ne parlerò in un altro post.

 

In quel periodo non praticavo sport e la mia alimentazione non era sicuramente delle migliori. Avevo iniziato a percepire il mio corpo in modo diverso, più consapevole. Mai come un "nemico", sia chiaro, ma sicuramente non come un compagno con cui avrei voluto passare la mia intera vita. Avevo quindi iniziato a sentire il bisogno di fare qualcosa per stare meglio, con me stessa e per me stessa.

 

Non lo sapevo ancora, ma in quel momento il mio unico scopo era quello di "vedermi" bene. Del resto, questo è ciò che ci insegna una società le cui fondamenta, purtroppo, poggiano sull'apparire. Una società in cui una giornalista che si presenta in diretta nazionale con i capelli arruffati crea un polverone mediatico; una società in cui sono i social media a dettare i canoni di bellezza (inesistenti e irragiungibili - e per fortuna, aggiungerei!) di noi donne.

Solo dopo mesi, avrei scoperto che il cambiamento più grande - quello che davvero mi fa sentire bene - viene da dentro e si riversa, successivamente, anche al di fuori.

 

Avevo iniziato così a praticare poledance (che ho dovuto abbandonare per colpa di un problema alla schiena ma che spero di riprendere a breve) e, dopo qualche mese, mi ero anche rivolta ad una mia carissima amica, nonché bravissima personal trainer, Teresa.

Per la prima volta nella mia vita, mettevo piede in una sala pesi. Luogo a me, prima di quel momento, completamente sconosciuto. Inutile dire che i primi giorni fossi terrorizzata e imbarazzata anche solo nel prendere in mano un manubrio da 1kg.


Avevo ufficialmente dato il via al mio percorso.

 

La curva di miglioramento all'inizio, come noto, è decisamente più rapido e questo indubbiamente mi aiutava, dandomi la carica giusta.

Dopo i primi mesi - e anche dopo il mio trasloco in una zona molto più bella e molto più centrale di Milano, insieme ad un mio carissimo amico - finalmente cominciavo a notare i primi miglioramenti, sia a livello fisico che mentale. Mi correggo, più a livello fisico che mentale.

 

Infatti, nonostante ciò, continuavo ad essere insoddisfatta su alcuni punti (per me) critici

del mio corpo, andando sempre ad indagare su cosa "non andasse", invece di apprezzare i piccoli passi in avanti che stavo compiendo.

Al tempo ero ancora molto focalizzata su uno stereotipo irragiungibile (di cui prima), e tendevo molto a sentirmi in colpa nel saltare una sessione di palestra o nel mangiare qualche "schifezza" ogni tanto.


C'è stato un momento, però, che ha dettato la svolta; un momento in cui ho iniziato ad ascoltare di più il mio corpo e la mia mente, sia per quanto riguarda allenamento e alimentazione, che nella vita privata. Non ricordo di preciso cosa abbia innescato il cambiamento, ma stavo finalmente iniziando a godermi il percorso - fall in love with the process and enjoy the journey, direbbero gli inglesi, invece di focalizzarmi sui risultati a lungo termine.

Ho impiegato del tempo per trovare un equilibrio. Non è stato di certo facile e, sicuramente, ancora oggi ci sto lavorando.

 

Chiaramente mettere in pratica tutto ciò non è una cosa che si fa nel giro di una settimana. Ho fatto - e sto continuando a fare - un grande lavoro su me stessa e di questo ne vado fiera.

Credo che il vero cambiamento, quello più grande di tutti, passi per la capacità di apprezzare il proprio corpo e di accettarlo, in tutte le sue sfaccettature. Ciò per me non vuol dire arrendermi ai miei difetti, bensì decidere di volermi migliorare sempre, mantenendomi costantemente attiva e, soprattutto, facendo ciò che mi fa stare bene (che a volte è anche rimpinzarmi di pizza e gelato, come questa sera!).

 

Questo percorso mi sta insegnando che il benessere e la serenità passano sempre prima dalla nostra testa, fino ad arrivare - come coronazione del tutto - al nostro meraviglioso corpo.

Cosa mi sta aiutando?

  1. Parlare, parlare, parlare. Bisogna sempre parlare di queste cose, anche se sembrano futili paranoie. Non lo sono. Parlatene con i vostri amici, con i vostri compagni, l'importante è parlarne

  2. Godermi il percorso

  3. Iniziare a seguire sui social (specialmente Instagram) profili di ragazze/influencer normali, che celebrano il vero corpo. Ve ne lascio alcuni: @danaemercer, @mikzazon e @saggysara

  4. Se invece volete seguire delle fitness guru genuine, vi lascio alcune delle mie preferite. Reali, senza troppi fronzoli e con i piedi per terra. La mia preferita in assoluto per contenuti @charleeatkins (esperta, nel settore da anni!), @natacha.oceane per i suoi HiiT super intensi, @whitneyysimmons e per ultima, ma non per importanza, @madfit.ig (che fa tantissimi video workout su YouTube) - tutte loro mangiano in modo intuitivo e professano la mia stessa filosofia del benessere fisico e mentale

  5. Eliminare tutti quei profili poco reali, che mi fanno sentire inadatta. Dietro una foto "spontanea" ci sono quasi sempre mille tentativi che finiscono nel cestino ed è sbagliato pensare che quelle foto apparentemente perfette corrispondano alla realtà

  6. Smettere di elucubrare troppo su cose che sono fuori dal mio controllo e concentrarmi più sul presente (a meno che non si tratti di programmare un viaggio, chiaro!)

  7. Smettere di paragonarmi a persone che stanno seguendo un percorso diverso dal mio


Attenzione: quello che vi ho raccontatato è solo ed esclusivamente frutto del mio percorso e legato dunque alla mia personale esperienza. Non sono un medico, né una nutrizionista, tantomeno un personal trainer. Rivolgetevi sempre a delle persone specializzate, che vi sapranno sicuramente indicare il percorso migliore per voi.


Spero che questo post vi sia in qualche modo di aiuto. Volete Parlare con me? Scrivetemi pure, ne sarei molto felice.


Xx


Giulia



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